Parlarsi, comunicare con la parola è ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi.

Se poi questa comunicazione non si limita a un dialogo riguardante fatti concreti della vita, ma implica un lavoro di fantasia, ecco che nasce il racconto, un momento di comunicazione del proprio sentire e della propria vita, ma anche un luogo dove l’immaginazione può spaziare ed esprimersi pienamente.

Perché raccontiamo? 
Per dire qualcosa a cui teniamo, per esorcizzare le nostre paure (come nelle fiabe), per conoscerci meglio, per raccontarci agli altri... i motivi sono infiniti.
Raccontare implica che chi ascolta lavori, immagini e interpreti ciò che vede o sente, tramite la propria esperienza. Ognuno deve farsi coinvolgere, altrimenti non serve a niente.

Il racconto ha quindi un valore educativo perché coinvolge sia chi racconta sia chi ascolta in questo “condurre fuori”. È una ricerca di nuove strade, nuovi mondi, in definitiva un trovare se stessi.
Se poi il racconto è teatrale, allora l’attore comunica non solo a parole ma con gesti, mimica, corpo. Si mette in gioco in tutto il suo essere. Recitare, soprattutto per i ragazzi, è un modo per mettersi in gioco davanti agli altri, per comunicare se stessi in un contesto protetto e gradevole.

Per fare teatro allora è necessario il desiderio di fare cose di qualità, avere un progetto e una storia da raccontare! Così sul palcoscenico si potranno realizzare tante storie, ma soprattutto, insieme agli altri, costruire delle relazioni personali, perché è nella relazione che si concretizza l’azione educativa.
 

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